Etichette birra

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etichette birra

Le informazioni che sono presenti sulle etichette della birra hanno un ruolo ben definito e fondamentale nella caratterizzazione della bevanda stessa.

di Redazione

20 marzo 2018

Introduzione

Le informazioni che sono presenti sulle etichette della birra hanno un ruolo ben definito e fondamentale nella caratterizzazione della bevanda. La legge ha come obiettivo di garantire al pubblico consumatore una comunicazione sufficiente ma allo stesso tempo completa, veritiera e soprattutto trasparente quindi non ingannevole, proprio per questo vi sono delle regole stringenti in merito a tutte le informazioni che devono essere apposte su ogni singola bottiglia di birra. L'aspetto peculiare è purtroppo l'assenza di una normativa comunitaria i grado di regolamentare tale bevanda alcolica. Tutte le indicazioni da riportare a livello nazionale sono esclusivamente quelle previste dalla legge 1354/1962 con le successive modifiche comprese quelle che generalmente sono indicati in tutti i prodotti per uso alimentare.

Indicazioni riportate sulle etichette della birra

Ogni etichetta sula birra deve riportare le seguenti indicazioni, che devono per legge comparire nello stesso campo visivo: 1. Denominazione di vendita: essa è costituita dal nome del prodotto e deve corrispondere a definizioni o disposizioni comunitarie oppure nazionali. 2. Valore alcolometrico volumico effettivo (TAVE): esso indica la quantità complessiva di alcol che contiene questo alimento ed è una indicazione obbligatoria solo per quelle bevande che hanno un contenuto di alcol superiore a 1,2% in volume. 3. Lotto di produzione: tale indicazione ha lo scopo di identificare il prodotto ed individuarlo sul mercato. Nel caso in cui si verifichino situazioni tali che obbligano il ritiro oppure un richiamo della bevanda dal mercato, il lotto consente di identificare con facilità la localizzazione del prodotto non conforme, limitando così le operazioni una ad una o più partite identificate piuttosto che l'intera produzione messa in commercio. Ecco perché oltre che corrispondere ad un importante requisito di legge, il lotto rappresenta uno strumento di gestione per eventuale rintracciabilità, sia all'interno dell'azienda stessa sia che fuori. 4. Termine minimo di conservazione: tale dicitura rappresenta la data esatta fino alla quale il prodotto si mantiene integro a patto che esso venga conservato nelle condizioni più adeguate. Questa informazione è riportata sulle bottiglie con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro il” nel caso in cui la data contiene l'indicazione del giorno, oppure con la dicitura “da consumarsi entro la fine di” se è seguita dalla data. Tali indicazioni servono a garantire l'integrità del prodotto e le sue caratteristiche organiche fino a quella specifica data. IL consumo del prodotto immediatamente dopo il termine minimo di conservazione non vi è associato nessun ragionevole rischio verso il consumatore. 5. Riferimenti del confezionatore o produttore: nella parte piana del tappo della bottiglia a caratteri indelebili e leggibili con altezza e larghezza non inferiore ai 2 millimetri, deve essere riportato il marchio utile all'identificazione dell'azienda oppure il nome o la regione sociale del produttore con la sede dello stabilimento di produzione. 6.Volume nominale: sia le bottiglie che la lattine o altri recipienti destinati al consumo diretto devono avere per legge solo capacità volumetriche pari a centilitri 20, 30, 34, 50 e 60. 7. Eventuale presenza di solfiti: secondo quanto disposto dalla normativa che gestisce il fattore allergeni (Dir. CED 89/2003 recepita in Italia con il Decreto Legge n. 114 dell'8 febbraio 2006 e con il Decreto Legge n. 178 del 27 settembre 2007, integrata dalla direttiva CR 68/2007 8. Ingredienti: se la gradazione alcolica della bevanda supera 1,2% volumi l'elenco degli ingredienti non è richiesto, ma nella maggior parte dei casi viene ugualmente riportato. L'aggiunta di frutta secca o a guscio, succo di frutta, aromi o altri ingredienti che sono presenti nel prodotto, vengono indicati con l'acronimo QUID, ovvero Quantitative Ingredient Declaration, che impone ne sia dichiarata la quantità tramite valore in percentuale calcolata al momento del suo utilizzo e non sul prodotto finale, ed a seguire il nome dell'ingrediente evidenziato. Non solo queste indicazioni si possono trovare sulle etichette delle confezioni di birra, ma è consenti al produttore anche la possibilità di riportare altre informazioni, da evidenziare anche su etichette secondarie, come ad esempio l'etichetta nutrizionale, i consigli d'uso, i consigli per la conservazione oppure informazioni inerenti alla modalità di produzione. Tutte queste informazioni devono essere però veritiere e verificabili in qualsiasi momento, e non devono trarre in inganno il consumatore.

Eventuali diciture

Come abbiamo visto sulle etichette della birra vengono evidenziati diversi aspetti tutti importanti del prodotto, ma ora voglio parlarvi di un aspetto curioso che interessa il nostro territorio. L'utilizzo del dialetto sulle etichette. Un esempio chiaro possiamo trovarlo nella birra 72 del birrificio valtellinese Revertis, dove è presente nella sua etichetta la spiegazione del termine Revertis, ovvero l'antica nominazione del luppolo in dialetto valtellinese. Così facendo anche se i luppoli utilizzati per la produzione di questa birra provengono dall'America, si è instaurato un legame importante con il territorio di produzione.

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Domande frequenti

  • Quali sono le informazioni obbligatorie che devono comparire sull'etichetta di una birra?
    Per legge, l'etichetta della birra deve contenere sette elementi fondamentali disposti nello stesso campo visivo. In primo luogo, la denominazione di vendita, seguita dal valore alcolometrico volumico effettivo (TAVE), obbligatorio solo se l'alcol supera il 1,2%. È inoltre necessario indicare il numero di lotto di produzione, essenziale per la tracciabilità e eventuali ritiri dal mercato. Deve essere presente il termine minimo di conservazione, specificando se la scadenza include il giorno o solo il mese. Infine, sono obbligatori i riferimenti del confezionatore o produttore, il volume nominale (che può essere solo 20, 30, 34, 50 o 60 cl) e l'avviso sulla presenza di solfiti, in quanto allergene.
  • È obbligatorio elencare gli ingredienti sulla bottiglia di birra?
    Tecnicamente, la normativa italiana non rende obbligatorio l'elenco degli ingredienti per le bevande alcoliche superiori al 1,2% di volume, poiché la birra è considerata un prodotto tradizionale. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, i produttori scelgono di includerlo volontariamente per trasparenza verso il consumatore. Quando gli ingredienti sono riportati, la regola QUID (Quantitative Ingredient Declaration) impone di specificare la percentuale quantitativa di ingredienti rilevanti come frutta secca, succhi o aromi. Questa percentuale si calcola al momento dell'utilizzo dell'ingrediente, non sul peso finale del prodotto, permettendo al cliente di conoscere esattamente la composizione reale della bevanda.
  • Cosa significano le diciture 'da consumarsi preferibilmente entro' e 'da consumarsi entro la fine di'?
    Queste frasi indicano il termine minimo di conservazione, garantendo che la birra mantenga intatte le sue caratteristiche organolettiche originali se conservata correttamente. La dicitura 'da consumarsi preferibilmente entro', seguita dal giorno preciso, indica una data entro cui il prodotto è ottimale; dopo tale data, il sapore potrebbe variare leggermente ma non ci sono rischi per la salute. Al contrario, 'da consumarsi entro la fine di', accompagnata solo dal mese, è usata quando la precisione del giorno non è necessaria. Consumare la birra subito dopo la scadenza non comporta alcun ragionevole rischio per il consumatore, purché la confezione sia integra e conservata adeguatamente.
  • Quali formati di volume sono permessi dalla legge per le confezioni di birra?
    La normativa vigente stabilisce che le bottiglie, le lattine e gli altri recipienti destinati al consumo diretto debbano rispettare precisi standard di capacità volumetrica. Per legge, sono consentiti esclusivamente i formati di 20, 30, 34, 50 e 60 centilitri. Questa regolamentazione mira a uniformare il mercato e semplificare l'acquisto per il consumatore. Qualsiasi altra misura non rientra in questi parametri legali per il consumo diretto, rendendo questi valori unici e riconoscibili sugli scaffali dei negozi. I produttori devono quindi adattare le loro linee di imbottigliamento a questi specifici volumi certificati.
  • Come funziona la tracciabilità attraverso il numero di lotto?
    Il numero di lotto di produzione è un codice identificativo cruciale che permette di risalire alla specifica partita di birra prodotta. Il suo scopo principale è garantire la sicurezza alimentare: in caso di problemi qualitativi o igienici che richiedano il ritiro o il richiamo del prodotto dal mercato, il lotto consente di isolare rapidamente le partite interessate. Questo evita di dover bloccare l'intera produzione aziendale, limitando l'impatto economico e logistico. Inoltre, facilita la gestione interna dell'azienda e offre al consumatore la certezza che il prodotto possa essere monitorato in ogni fase della catena distributiva, assicurando trasparenza e responsabilità.

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