SANNIO ROSSO

vino rosso

sannio

Il Sannio produce ottimi vini rossi con alcune delle migliori uve campane, aiutate da altre uve più tipiche del nord, ben adattate al clima fresco di montagna.

di Redazione

23 giugno 2015

L'area DOC del Sannio rosso

Il Sannio DOC rosso viene prodotto in provincia di Benevento, sugli Appennini più scoscesi ed impervi sul delimitare della regione dell'Irpinia, dove la natura ha posto bellissime valli e montagne solcate da numerosi fiumi. È una zona abitata da tempo immemorabile, che prende il nome da uno dei popoli più antichi che abitava la zona già in epoca pre-romana e che con le legioni ingaggiò molte battaglie prima di esserne assimilati. Come quasi tutta l'Italia anche il Sannio nasce con l'emersione del fondale marino della Tetide, l'antico mare che giaceva al posto del Mediterraneo, dovuta allo scontro tra la placca Euro-asiatica e quella africana. Oltre alla forte presenza di calcare, ottima per dare longevità ai vini, abbiamo anche una buona presenza di argilla e marne, ricoperte a tratti da antichi materiali vulcanici depositati quando la zona, milioni di anni fa, era interessata da questa attività oggi oramai assopita. Nonostante ci si trovi a sud, l'asperità del territorio e l'altezza delle montagne fa sì che il clima non sia prettamente mediterraneo. Le nevicate invernali sono frequenti ed abbondanti, mentre le estati fresche e mai troppo calde.

Le uve

Le uve rosse che si coltivano nella zona devono saper rispondere a questo tipo di clima, in modo particolare con il Sangiovese, non prettamente un'uva meridionale, e l'Aglianico, una varietà che si è dimostrata molto più adatta ai climi freschi della montagna che a quelli aridi. Assieme a queste due si trovano anche due altre uve, caratteristiche della Campania, il Piedirosso e lo Sciascinoso. Viene coltivato anche il Barbera, proprio per la sua grande abitudine ai climi rigidi quali sono quelli della sua terra natia, il Piemonte, da dove fu introdotto. Il Barbera, come gli altri vitigni qui coltivati, può essere utilizzato sia in purezza che in assemblaggio e fornisce anche una buona acidità ai vini, utile sa nell'invecchiamento che nella spumantizzazione. Nella spumantistica viene spesso vinificato in bianco, mentre nella produzione di vin fermi è molto apprezzato per i novelli, avendo anche una bassa concentrazione di tannini che facilita la morbidezza del vino.

La denominazione di origine

La denominazione di origine controllata Sannio nasce nel 1997 e consente di vinificare in tutta la provincia di Benevento a patto che si utilizzi il il Sangiovese per almeno il 50%. Poi vi sono comunque le eccezioni dei vini monovitigno, dove l'uva riferita in etichetta deve essere impiegata per almeno l'85% del vino. Come detto vengono prodotti anche dei vini spumanti sotto la denominazioni, ma si utilizza generalmente l'Aglianico unitamente ad altre uve bianche, anche se possono essere utilizzate le altre uve rosse ad eccezione del Sangiovese. Comunque le tipologie monovitigno, ad eccezione del Sangiovese e del Piedirosso, vengono prodotte anche nella versione Passito, e questi vini possono essere sia secchi che amabili. Tutte queste tipologie monovarietali devono comunque provenire da uve la cui raccolta non deve fruttare più di 12 tonnellate e mezzo per ettaro. Se si vuole produrre l'assemblaggio del rosso generico invece si può arrivare a più d 15 tonnellate. Vini monovarietali sono quindi più concentrati e decisi rispetto al generico.

I vini del Sannio

Gli spumanti vengono prodotti con il Metodo Classico, ovvero quello con la seconda fermentazione in bottiglia. Hanno bei colori rubino e un gusto secco. Il Sannio Novello diventa rubino con riflessi violacei e risulta piuttosto fruttato al naso. Il gusto può variare a seconda del vinificatore, da secco a morbido e si può bere con il pollame nobile e la selvaggina. Quando si utilizza il solo Aglianico invece il colore si fa granato ma le caratteristiche sono più o meno simili ai novelli, con gli stessi abbinamenti a cui vanno aggiunti i formaggi stagionati, senza mancare alcune paste elaborate. Nella versione Passito l'Aglianico profuma di frutta matura e a seconda del gusto, se secco o dolce, lo si può abbinare con il coniglio così come con la pasticceria secca o cremosa della Campania. Il Barbera è invece ottimo con i legumi, il riso, ma anche le quaglie e il formaggio. Esiste anche la versione spumante da bere come aperitivo e quella passita per i dolci. Il Sannio Piedirosso è perfetto per i fegatelli di maiale alla griglia e gli insaccati, mentre lo spumante preferisce essere servito in aperitivo. Il Sannio Sciascinoso va invece abbinato con le carni bianche e gli ortaggi saporiti come i peperoni. Il passito invece sempre con la pasticceria napoletana. Tra i vari vini possiamo consigliare il Torlicoso Piedirosso DOC de La Cantina del Taburno, dove potrete sentire i profumi della viola e del lampone, con un bel palato leggermente acido e tannico. Provatelo con le quaglie. Poi il Janare Cru Piedirosso Cantone de La Guardiense, un vino presente e profondo, dai profumi delicati che si associa bene con la classica coda alla vaccinara, o alla selvaggina.

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Domande frequenti

  • Quali sono i vitigni principali utilizzati per produrre il vino rosso Sannio DOC?
    Il disciplinare del Sannio DOC richiede che il Sangiovese costituisca almeno il 50% dell'assemblaggio, rendendolo il vitigno cardine. Tuttavia, la zona è nota per l'integrazione di varietà autoctone campane come l'Aglianico, il Piedirosso e lo Sciascinoso, oltre a vitipi settentrionali ben adattati al clima fresco come il Barbera. Questa combinazione permette di creare vini complessi, sfruttando la struttura dell'Aglianico e la freschezza del Barbera. Sono inoltre ammessi vigneti monovitigno, purché l'uva indicata in etichetta rappresenti almeno l'85% del contenuto.
  • Come influisce il clima e il terreno sulla qualità del vino Sannio?
    Nonostante la posizione geografica meridionale, il Sannio gode di un clima fresco grazie all'altitudine e all'asperità degli Appennini, con estati miti e inverni nevosi. Questo favorisce una maturazione lenta delle uve, preservando acidità e aromi. Il suolo, ricco di calcare, argilla e marne con tracce vulcaniche antiche, conferisce ai vini longevità e mineralità. La presenza di calcare è particolarmente importante per strutturare i tannini e garantire una buona capacità di invecchiamento, distinguendo questi vini da quelli prodotti nelle zone costiere più calde.
  • Quali piatti si abbinano meglio con il Sannio Aglianico e Barbera?
    L'Aglianico, dal colore granato e sapido, si abbina eccellentemente a carni rosse, selvaggina, formaggi stagionati e pasta elaborate. Nelle versioni Passito, può accompagnare dolci campani o coniglio. Il Barbera, invece, grazie alla sua alta acidità e bassi tannini, è ideale con primi piatti come risotti e legumi, oppure con carni bianche come le quaglie e formaggi specifici. Entrambi i vini offrono versatilità: l'Aglianico offre potenza e struttura, mentre il Barbera garantisce freschezza e immediatezza, adattandosi a menù diversi in base alla vinificazione scelta.
  • È possibile trovare spumanti e vini passiti con la denominazione Sannio DOC?
    Sì, il disciplinare prevede diverse tipologie oltre al fermo. Gli spumanti Metodo Classico sono realizzati prevalentemente con Aglianico e uve bianche, offrendo profili secchi e color rubino. Esistono poi le versioni Passito, prodotte principalmente da Aglianico, Barbera e Sciascinoso (escluso il Piedirosso), che possono essere secche o amabili. Queste ultime derivano da uve raccolte con rese limitate a 12,5 tonnellate per ettaro, garantendo maggiore concentrazione. I passiti si prestano perfettamente all'abbinamento con pasticceria locale, offrendo note di frutta matura e dolcezza equilibrata.
  • Cosa distingue un vino Sannio monovitigno da quello assemblato generico?
    La differenza principale risiede nella concentrazione e nei limiti di resa. Per i vini monovitigno (con almeno l'85% dell'uva specifica), la resa massima consentita è di 12,5 tonnellate per ettaro, il che porta a vini più intensi, decisi e strutturalmente marcati. Al contrario, l'assemblaggio generico, dominato dal Sangiovese, permette rese superiori alle 15 tonnellate per ettaro, risultando spesso più morbido e immediato. Questa distinzione permette al consumatore di scegliere tra un'esperienza sensoriale più focalizzata sul singolo vitigno o una sintesi armoniosa delle caratteristiche territoriali.

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