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La marmellata è uno dei dolci spalmabili più buoni che ci siano: delicata e zuccherina, dai gusti più diversi, la marmellata è molto amata, sia dai più grandi sia dai più piccini.

di Redazione

11 giugno 2014

La marmellata

La marmellata è uno dei dolci spalmabili più buoni che ci siano: delicata e zuccherina, dai gusti più diversi, la marmellata è molto amata, sia dai più grandi sia dai più piccini. Essa è praticamente un prodotto, un preparato leggermente solido, denso, dal gusto agrodolce in rari casi e più spesso molto dolce, a base di frutta e zucchero, sottoposti precedentemente ad una lunga cottura. Esistono, però, tipologie di marmellata che non necessariamente sono a base di frutta, ma si possono ritrovare anche a base di verdure, come ad esempio, i pomodori rossi ma anche verdi. Per far si che questi due preparati potessero essere distinti, si operò per una modifica nel nome: nel 1982, infatti, solo i preparati realizzati con la frutta possono essere definiti e venduti all’interno dell’Unione Europea come marmellate, mentre invece, le atre tipologie rispondono al nome di confetture. Il nome di questa delizia deriva dal termine marmelo, di origine portoghese, che sta a significare mela cotogna.

La marmellata nel passato

La bontà della marmellata ha fatto sì che essa si diffondesse in tutti i paesi del mondo, dando così vita ad una serie di leggende che spesso abbracciano anche le vite di personaggi storici e reali come la famosissima Caterina de’ Medici ed Elisabetta di Inghilterra. La marmellata esisteva già all’epoca degli antichi greci, i quali procedevano cuocendo in modo lento le mele cotogne così da far aumentare gli zuccheri presenti nella frutta. Tale addensamento lo si ottiene durante il processo di raffreddamento del prodotto, grazie alla pectina. A quei tempi, lo zucchero era ancora uno sconosciuto e l’unico modo per dolcificare i prodotti avveniva tramite il miele oppure con il succo della frutta. Di conseguenza, da ciò si può evincere che la terminologia “mela di miele” non proviene da un’aggiunta di miele negli alimenti, bensì dalla cottura del frutto stesso, il quale si presenta normalmente acre e non eccessivamente dolce, mentre con la cottura fa fuoriuscire tutto lo zucchero contenente. Dunque, è possibile che si provvedesse ad una unga cottura proprio per aumentare gli zuccheri che pare garantissero una maggiore resistenza del prodotto, così da conservarlo più a lungo.

Tipologie differenti

Esistono diversi tipi di composti a base di frutta e verdura apparentemente molto simili tra di solo, ma in realtà alquanto diversi. Questi sono la confettura, la gelatina di frutta e la marmellata. la differenza non risiede nel proncipio di preparazione, il quale è assolutamente identico per tutte e tre le varianti. La marmellata non è altro che un rendere come crema zuccheri e agrumi fatti a pezzetti, tra cui mandarino, arancia, pompelmo, cedro; la confettura, invece, è la stessa cosa della precedente ma si riferisce ad alte tipologie di frutta; infine, vi è la gelatina di frutta, essa è realizzata con il succo di frutta e con lo zucchero, evitando però di utilizzare anche la buccia e la polpa. Quest’ultima tipologia è particolarmente usata per apricottare i dolci prima di provvedere con il glassarli. Secondo la legge, è stabilito che la frutta nella marmellata deve essere pari al 20%, mentre la gelatina e la confettura, contenendone almeno il 45% sono definite extra, ma di norma il contenuto è pari a circa il 35% o il 40%. Vi è, infine, un ulteriore tipologia contenente almeno il 60% ed oltre di succo di frutta, ed essa è la composta di frutta. Una volta che la marmellata viene preparata mediante un processo di cottura che contribuisce all’aumentare degli zuccheri, la si ripone ancora bollente in dei barattoli. Il calore che fuoriuscirà dal prodotto aiuterà a sterilizzare i barattoli.

Le innovazioni nella preparazione

Come detto precedentemente, la preparazione delle marmellate avviene tramite una lunga cottura che consente l’addensamento degli zuccheri. Ma per la conservazione del prodotto si usa la tecnica del sottovuoto e della doppia sterilizzazione del barattolo all’interno del quale essa va riposta, in modo tale da evitare così l’insorgere di muffe. La fuoriuscita del botulino è del tutto impossibile poiché il quantitativo di zuccheri presente in questi prodotti è distruttiva per questo batterio anaerobico. Il trascorrere del tempo ha dato il via a delle innovazioni che hanno permesso di ridurre i tempi di cottura della frutta per la realizzazione della marmellata. infatti, attraverso l’introduzione della pectina, preparare una marmellata è molto più sbrigativo e veloce: se nei tempi passati il processo di addensamento degli zuccheri richiedeva delle ore, ora con l’ausilio della pectina il tempo si è drasticamente ridotto, consentendo la preparazione del prodotto in minuti. questo elemente a dir poco miracoloso viene, per questo motivo, utilizzato non solo per un uso domestico, ma soprattutto nelle grandi industrie per una produzione su larga scala. I valori nutrizionali sono estremamente variabili a seconda della frutta e della quantità di zucchero usate. In linea generale le marmellate apportano 200-260 cal per 100 g. Se sono, invece, dietetiche, circa 100-160 cal.

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Domande frequenti

  • Qual è la vera differenza legale tra marmellata, confettura e gelatina di frutta?
    Secondo la normativa europea vigente dal 1982, il termine 'marmellata' è riservato esclusivamente ai preparati a base di agrumi (come arance, mandarini e pompelmi) che contengono almeno il 20% di frutta. La 'confettura', invece, si riferisce ad altri frutti e richiede un contenuto minimo di frutta superiore, generalmente intorno al 35-45%. La 'gelatina di frutta' si distingue perché è prodotta utilizzando esclusivamente il succo di frutta, senza pezzi di polpa o bucce, risultando quindi più trasparente e priva di residui solidi. Infine, la 'composta' contiene una percentuale di frutta ancora più elevata, superando il 60%. Queste distinzioni sono fondamentali per identificare correttamente il prodotto acquistato.
  • Perché la marmellata si conserva a lungo e qual è il ruolo dello zucchero?
    La conservazione della marmellata dipende principalmente dall'elevata concentrazione di zucchero, che agisce come conservante naturale creando un ambiente ipertonico. Questo alto livello di zuccheri riduce l'acqua libera disponibile, impedendo la proliferazione della maggior parte dei microrganismi, inclusi funghi e batteri patogeni come il Clostridium botulinum, il cui sviluppo diventa impossibile in presenza di tali livelli di zucchero. Inoltre, il processo di cottura favorisce l'estrazione della pectina naturale dalla frutta, che solidifica il composto. La sterilizzazione dei vasetti, ottenuta versando la marmellata ancora bollente, completa il processo eliminando eventuali spore residue, garantendo così una conservazione sicura per mesi.
  • Quante calorie ha la marmellata e esistono versioni più leggere?
    I valori calorici della marmellata classica variano generalmente tra le 200 e le 260 kcal per ogni 100 grammi, a causa dell'alto contenuto di zuccheri aggiunti necessari per la conservazione e l'addensamento. Tuttavia, esistono versioni 'dietetiche' o a basso contenuto calorico, che apportano circa 100-160 kcal per 100 grammi. Queste alternative utilizzano edulcoranti al posto dello zucchero tradizionale o ne riducono drasticamente la quantità, affidandosi spesso all'uso di pectine speciali per ottenere la giusta consistenza. È importante verificare sempre l'etichetta nutrizionale, poiché il contenuto energetico può variare notevolmente in base alla marca e alla ricetta specifica utilizzata dal produttore.
  • Come funziona la pectina e perché accelera la preparazione?
    La pectina è una fibra naturale presente nelle pareti cellulari di molti frutti, specialmente nelle mele e nelle agrumi, che agisce come agente gelificante. Nella preparazione tradizionale della marmellata, la frutta veniva cotta per ore affinché la sua pectina naturale si attivasse e addensasse lo sciroppo di zucchero. Oggi, l'aggiunta di pectina estratta commercialmente permette di raggiungere lo stesso risultato in pochi minuti, riducendo drasticamente i tempi di cottura. Questo non solo velocizza il processo domestico, ma è essenziale per l'industria alimentare su larga scala. La pectina garantisce una texture stabile e uniforme, indipendentemente dalle variazioni naturali di acidità e contenuto di pectina della frutta fresca utilizzata.
  • È vero che la parola 'marmellata' deriva dal melone o da un'altra frutta?
    No, l'etimologia della parola 'marmellata' non deriva dal melone, ma dal termine portoghese 'marmelo', che significa 'melarosa' o 'cotogno'. Storicamente, il primo preparato di questo tipo nacque proprio dalla cottura lenta delle cotogne, frutti duri e acidi che, riscaldati, rilasciano zuccheri e pectina, trasformandosi in una pasta dolce e profumata. L'espressione italiana 'mela di miele' citata talvolta nei testi antichi si riferisce a questa trasformazione chimica naturale della frutta cotta, che assume un sapore simile al miele, piuttosto che all'aggiunta effettiva di miele. Questa origine storica spiega perché, storicamente, la marmellata fosse associata quasi esclusivamente agli agrumi e alle cotogne.

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