Possiamo confermare dunque che le birre prodotte con il metodo industriale si differenziano da quelle prodotte artigianalmente a livello organolettico. Con l'aggiunta di lieviti attivi, la birra industriale diviene una bevanda che si evolve nel tempo. Inoltre se la tipologia di bevanda lo consente, è anche possibile un invecchiamento per alcuni anni in cantina.
I birrifici artigianali hanno ripreso vita negli Stati Uniti a partire dagli anni 80, dove moltissimi migranti europei riuscirono a mantenere in vita alcuni vecchi prodotti che invece sarebbero andati perduti negli anni. Attualmente sia in Europa che nel nostro paese si stanno diffondendo molto i birrifici artigianali, che offrono al pubblico bevande di altissima qualità.
I produttori di bitta artigianale nel nostro paese si possono dividere un tre categorie:
1. Microbirrerie: generalmente queste non dispongono di un locale adibito alla mescita e la loro produzione è in tutto o in gran parte destinata esclusivamente alla vendita nei locali e nei negozi.
2. Brew Pub: questi locali che producono birra lo fanno solo per il consumo interno, e molto spesso è abbinato alle attività di ristorazione.
3. Beer Firm: questi sono impianti persistenti che vengono affittati a privati, i quali a loro volta possono produrre birra artigianale ma in quantità elevate che non si possono raggiungere con un normale impianto casalingo.
Oggi il numero dei microbirrifici è in forte aumento, ed una stima ha evidenziato che oltre 10 anni in Italia vi erano già 175 microbirrifici, mentre nel 2010 hanno superato le 300 unità arrivando così a coprire circa l'1% della produzione della birra nel nostro stato. Nel 2014 invece hanno raggiunto le 100 unità, arrivando a coprire il 3% della produzione di birra.
La crescita ad oggi sembra non diminuire, e l'anno dio crescita di tale fenomeno fu nel 1996 quando aprirono moltissimi birrifici artigianali.
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La miscelazione è la fase dove si inizia la produzione della bevanda. In base alla ricetta ed alla tipologia di birra che si vuole realizzare si miscelano quantità differenti di acqua e di malto frantumato. Questa fase avviene in un grande serbatoio coibentato chiuso, che prende il nome di caldaia. Esso è dotato di un agitatore motorizza posto internamente, e di un sistema di riscaldamento indiretto e di sonde di temperatura con un sistema di aspirazione del vapore acqueo che si produce nella fase di cottura. Terminata questa fase si procede con la conversione dell'amido presente nei cereali in zuccheri complessi per merito di enzimi specifici che si trovano nel malto, la cui attività è modulata dai livelli di temperatura che vengono applicati alla miscela. Una volta concluso questo trattamento la miscela realizzata raggiunge anche gli 80° C. Successivamente la miscela viene trasferita nel tino di filtrazione mediante una pompa a tubazione fissa. Il tino di filtrazione è un grande recipiente coibentato chiuso che lavora attraverso la pressione ed è dotato di un doppio fondo con griglia filtrante. In questa fase avviene la separazione del mosto limpido dalle trebbie del malto. Quest'ultimo a sua volta vine pompato mediante una tubazione fissa nella caldaia di ammostamento e di bollitura. Per il recupero di tutti gli zuccheri che vengono estratti è previsto inoltre un risciacquo della massa con acqua bollente durante la filtrazione. Terminata questo processi le trebbie vengono scaricate dal tino e possono essere conferite ad un allevatore di bestiame come foraggio molto pregiato per animali come le mucche da latte e da carne, oppure maiali e polli.
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