Birra non pastorizzata

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birra non pastorizzata

La birra non pastorizzata è una bevanda alcolica che non ha subito durante il processo di produzione l'aggiunta di sostanze che servono alla conservazione.

di Redazione

01 marzo 2018

Birra non pastorizzata

Negli ultimi anni sta crescendo in maniera esponenziale da parte dei produttori della birra, il metodo di preparazione di questa bevanda senza la pastorizzazione. Questa birra dunque mantiene inalterate tutte le sue qualità biologiche ed organolettiche. L'idea di realizzare una birra cruda si rifà ad un metodo molto antico: lasciare la birra inalterata una volta terminato il ciclo di produzione, senza sottoporla a trattamenti per la conservazione spesso utilizzati per fini solo commerciali. Tutte le birre che troviamo oggi in commercio vengono sottoposte al processo di fermentazione, che prevede il riscaldamento della bevanda per diversi minuti ad una temperatura che si aggira intorno ai 60° C. Tutto queste consente l'eliminazione dal prodotto stessi di microorganismi. Questa sorta di sterilizzazione consente alla birra maggiore di essere facilmente conservabile specie a temperatura ambiente e per un lungo tempo. Con la pastorizzazione inoltre tutti i profumi e gli aromi si mostrano uniformi. Vi sono però effetti negativi legati a questo processo, perché le temperature elevate determinano la denaturazione di vitamine, proteine e di tutte le sostanze ossidanti che si trovano all'interno della birra. Inoltre vengono eliminati tutti i lieviti, ovvero la parte viva di questa bevanda molto apprezzata. Tutto questo provoca una riduzione consistente del valore nutritivo oltre a privare la bevanda di quegli elementi che apportano moltissimi benefici alla nostra salute. Posiamo considerare quindi che la birra non pastorizzata è una vera e propria fonte di nutrienti importanti, specialmente per quanto riguarda le vitamine e gli antiossidanti, e di una ricca flora di microorganismi la cui azione benefica per la nostra salute è stata comprovata. La birra non pastorizzata dunque è una birra viva, che fa anche bene al nostro organismo. Inoltre, con la birra non pastorizzata, si possono gustare appieno tutte le qualità organolettiche della birra senza l'alterazione che, seppur naturale, deriva dai processi di pastorizzazione.

Produzione della birra non pastorizzata

La produzione della birra non filtrata interessa principalmente i piccoli produttori di birra artigianale, che utilizzano impianti ridotti dove lavorano pochissimi addetti la cui produzione è quindi limitata su piccola scala. Niente a che vedere con gli impianti a livello industriale, perché tali birrifici sono privi di strumentazione tecnologica sofistica ed inoltre non dispongono di sistemi di automazione elettromeccanica. Gli elementi chiavi dunque sono la professionalità e le competenze degli addetti ai lavori, che grazie alla lavorazione artigianale il più delle volte ereditata dal passato, realizzano tipologie di birra molto lontane da quelle classiche commerciali, ed è proprio per questo che sono molto apprezzate. Il prodotti finale risulterà certamente molto variabile se si confronta con le bevande prodotte a livello industriale, ma è proprio grazie a questo che tutte le birre non pastorizzate nella maggior parte dei casi non sono nemmeno microfiltrate. La microfiltrazione è un processo che consiste nel far passare un liquido dentro una membrana microporosa costituita da fori piccolissimi dell'ordine di grandezza di 0.1-10 micrometri, ovvero millesimi di millimetro. In tale filtro vengono contenute i batteri, i lieviti e tutte le particelle di grossolane dimensioni, così facendo la birra sarà stabilizzata e conservabile più a lungo nel tempo. In poche parole questo è lo stesso procedimento a cui viene sottoposto anche il latte microfiltrato.

Valori nutrizionali

Nella birra non pastorizzata sono presenti tutti i benefici e le proprietà nutritive che si trovano nel malto, nell'orzo, nel luppolo e nei lieviti. In particolare essa è molto ricca di vitamine appartenenti al gruppo B, ovvero vitamina B9, vitamina B12 ed Acido Folico. Si possono trovare anche gli enzimi, il maltosio, l'inulina e gli oligosaccaridi, che svolgono un'azione benefica per il nostro apparato intestinale. Questa bevanda viene anche detta Birra Cruda e presenta un indice glicemico molto basso e per questo il suo consumo non scaturisce i picchi di glucosio nel sangue e di conseguenza il rilascio dell'insulina. Contiene anche un quantitativo di rilievo di polifenoli, ovvero composti aromatici che sono dei veri e propri antiossidanti naturali. Questi svolgono nel nostro organismo un'azione protettiva verso le malattie cardiovascolari e contrastano i processi di ossidazione ed invecchiamento delle cellule. Infine la birra non pastorizzata è considerato un alimento prebiotico in grado di far produrre i batteri buoni a livello intestinale, perché in essa sono contenuti i fruttoligosaccaridi e l'inulina derivante dalla presenza di orzo che non subiscono attacchi da parte degli enzimi della digestione e inoltre non vengono assorbiti dalla mucosa presente nel tratto gastrointestinale e raggiungono inalterati il colon.

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Domande frequenti

  • Quali sono le principali differenze nutrizionali tra birra pastorizzata e quella non pastorizzata?
    La birra non pastorizzata conserva intatte le vitamine del gruppo B (come B9, B12 e acido folico), gli enzimi attivi e gli antiossidanti polifenolici, che vengono degradati dalle alte temperature della pastorizzazione (circa 60°C). A differenza della versione industriale, quella cruda mantiene una ricca flora di lieviti vivi e microorganismi benefici. Questo la rende un vero alimento prebiotico, capace di favorire la crescita dei batteri intestinali utili grazie alla presenza di inulina e fruttooligosaccaridi derivanti dall'orzo, offrendo quindi un profilo nutrizionale superiore e maggiori benefici per la salute cardiovascolare e intestinale.
  • Perché la birra non pastorizzata ha una scadenza più breve e richiede conservazione specifica?
    Poiché non subisce il trattamento termico di sterilizzazione né la microfiltrazione che elimina lieviti e batteri residui, la birra non pastorizzata rimane 'viva' e biologicamente attiva. I microrganismi presenti continuano a interagire con il liquido, rendendola instabile rispetto alle versioni industriali. Di conseguenza, non può essere conservata a temperatura ambiente per lunghi periodi: deve essere mantenuta refrigerata per rallentare l'attività metabolica dei lieviti e preservarne il sapore fresco, limitando la sua shelf-life a pochi giorni o settimane dopo l'imbottigliamento.
  • È adatta al consumo da parte di persone diabetiche o a dieta?
    Sì, la birra non pastorizzata presenta un indice glicemico molto basso. A differenza di molte bevande zuccherate, il suo consumo non provoca picchi significativi di glucosio nel sangue né un conseguente rilascio massiccio di insulina. Tuttavia, contiene comunque alcol e calorie, quindi va consumata con moderazione. La presenza di fibre solubili come l'inulina può addirittura supportare la regolazione glicemica, ma è fondamentale non esagerare con le quantità per evitare l'apporto calorico dell'alcol e mantenere uno stile di vita equilibrato.
  • Cosa significa che la birra non è microfiltrata e quali vantaggi comporta?
    La microfiltrazione è un processo industriale che spinge la birra attraverso membrane con pori minuscoli (0,1-10 micrometri) per trattenere batteri, lieviti e particelle solide, stabilizzando il prodotto ma impoverendolo. Le birre artigianali non pastorizzate evitano questo passaggio, lasciando nel bicchiere non solo il liquido ma anche i sedimenti naturali e i lieviti vivi. Questo garantisce un profilo aromatico complesso e autentico, tipico della tradizione antica, e preserva i componenti bioattivi che la filtrazione rimuoverebbe, offrendo un'esperienza sensoriale e nutrizionale completa.
  • Come si riconosce una birra artigianale non pastorizzata al momento dell'acquisto?
    Spesso sulla bottiglia o lattina è indicata la dicitura 'non pastorizzata', 'cruda' o 'con lieviti vivi'. Essendo prodotta da piccoli birrifici artigianali senza automazioni complesse, ogni batch può presentare lievi variazioni cromatiche o torbidità dovute alla sospensione dei lieviti e delle proteine non rimosse. A differenza delle birre industriali limpide e stabili, queste potrebbero avere un aspetto leggermente nuvoloso. È essenziale verificare le condizioni di conservazione: devono essere rigorosamente refrigerate fino al momento dell'acquisto per garantire la freschezza e la sicurezza del prodotto vivo.

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