vin santo

moscato

vino passito

I vini passiti sono una specialità tutta italiana, che vede coinvolte sul nostro territorio ben 17 regioni, come in nessun altro paese.

di Redazione

23 maggio 2014

Il vino passito

Il vino passito è un prodotto tipico italiano, anche se viene vinificato anche in altre aree, come in Ungheria dove si produce il famoso Tokai o a Cipro con la Commandaria. Comunque la nostra penisola resta la regina di questa tipologia di vino, con produzioni in quasi tutte le regioni, grazie anche a delle condizioni climatiche favorevoli a questa lavorazione. Si tratta di un procedimento di appassimento delle uve che consente di concentrare gli zuccheri per poi riversarli nel vino per la produzione di vini dolci ed alcolici. A differenza della Francia ad esempio, dove i vini dolci vengono ottenuti per lo più tramite botritizzazione, in Italia le uve possono appassire facilmente, grazie ad una temperatura adatta che consente ai grappoli di non patire il freddo. Ma a differenza delle altre nazioni, l'Italia presenta sicuramente una gamma ampissima di vini dolci, a differenza delle minime produzioni estere. Ogni regione produce vini dolci passiti spesso da diverse uve, anche se utilizzando la stessa tecnica, e quindi con risultati diversi fra loro. In particolare sono molto attive nella produzione dei Passito la Sicilia, la Toscana, il Veneto e la Romagna, ma anche le altre regioni hanno grandi produzioni, come ad esempio la Liguria e il Piemonte. Una delle uve principe di questa produzione è il Moscato, nei suoi vari cloni tra cui il famoso Zibibbo siciliano. Un'altra uva particolarmente usata nell'appassimento è la Malvasia, nei suoi vari cloni. Si contano in tutto 17 regioni italiane che producono i loro passito, spesso definiti come Vin Santo, specialmente in Toscana, oppure Vernaccia, termine però questo mutuato dai vini medioevali che con la parola Vernaccia intendevano la produzione locale. Il vino dolce infatti era una delle caratteristiche dei secoli passati, quando controllare la vinificazione era molto difficile e quindi spesso non si riusciva a produrre vini asciutti.

L'appassimento

L'appassimento delle uve viene praticato per lo più in Italia e rappresenta una lavorazione naturale utilizzata nella maggioranza dei casi per la produzione di vini bianchi dolci, da abbinare alla pasticceria italiana, sia secca che cremosa, dipendentemente dal tipo di vino, anche se taluni vini risultano talmente aristocratici da essere utilizzati per la meditazione. Altri vengono serviti come aperitivo, ma secondo una classica tradizione francese. L'appassimento può avvenire secondo due diverse tipologie di lavorazione iniziale, ovvero l'appassimento su pianta e l'appassimento su graticci, ovvero fuori pianta. Nel primo caso l'uva viene appassita vendemiandola molto tardi, ovvero tenendola sempre sulla vite, mentre nel secondo questa viene vendemmiata e quindi fatta appassire in appositi locali o sotto al sole su dei graticci. Lo scopo è quello di concentrare gli zuccheri per disidratazione delle uve, e i risultati saranno diversi a seconda delle due tecniche utilizzate. Nell'appassimento su pianta sostanzialmente si ha comunque un continuo rifornimento di elementi nutritivi e sostitutivi da parte della pianta madre al grappolo, mentre in quello su graticci questo rifornimento viene interrotto e quindi lo choc risulta più forte per gli acini, e la disidratazione più completa, anche se l'acino subisce uno stress più forte. Nelle uve quindi viene provocata una disidratazione parziale, in modo da espellere l'acqua e fare in modo che gli zuccheri siano meno diluiti, e restino all'interno dell'acino essendo più pesanti. Nel caso dell'appassimento su pianta inoltre, la pianta madre contribuirà a fornire ulteriori elementi zuccherini, in modo da nutrire i grappoli. Gli acini comunque diventano più leggeri, in quanto vi è un'evaporazione dell'acqua. La disidratazione provoca inoltre dei cambiamenti molecolari molto importanti, con una riduzione consistente delle pareti cellulari e dei cambiamenti chimici interni. La cellula inizia a respirare più velocemente, producendo così etilene e acido abscissico, trattenendo la prolina e concentrando zuccheri ed acidi. Nell'appassimento su pianta l'assottigliamento della parete cellulare viene compensato in parte dall'apporto di zuccheri.

I migliori passito italiani

I migliori passito italiani sono considerati in genere alcuni toscani ed alcuni siciliani. Tra i tanti segnaliamo il Vin Santo Occhio di Pernice di Avignonesi, un passito rosso fatto con il Prunolo Gentile in purezza, raffinato, aristocratico ed intenso. Forti profumazioni di marmellata di arance amare, frutta secca, nocino, fichi secchi e caramello. Poi ancora spezie scure, smalto, liquirizia e chiodi di garofano, su un fondo di china. Palato elegante e cremoso, molto denso, ma fresco e di persistenza molto lunga. Esclusivamente da meditazione. Ottimo il Vin Santo del Chianti Classico di Castello Cacchiano, potente ed avvolgente. Bell'olfatto complesso ed opulento, con miele, cannella e noce, e poi datteri, pepe, susine in confettura, sfumate da zafferano e caffè. Palato dolce ma fresco, con punte sapide e una persistenza lunghissima. Deve attendere ben 60 mesi di maturazione in piccole botti prima di essere servito per la meditazione.

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Domande frequenti

  • Qual è la differenza principale tra l'appassimento su pianta e quello su graticci?
    La distinzione fondamentale risiede nella fonte di nutrimento degli acini durante la disidratazione. Nell'appassimento su pianta, l'uva rimane attaccata al vitigno fino a vendemmia tardiva; la pianta continua a fornire acqua e nutrienti, mitigando lo stress degli acini e garantendo un apporto supplementare di zuccheri. Al contrario, nell'appassimento su graticci (fuori pianta), la vendemmia avviene prima e i grappoli vengono staccati dalla radice. Questo interrompe il rifornimento idrico e nutritivo, causando uno shock maggiore agli acini, una disidratazione più completa e drastica, e concentrazioni aromatiche e zuccherine più intense ma con profili diversi.
  • Perché l'Italia è considerata la regina dei vini passiti rispetto ad altri paesi?
    L'Italia eccelle nella produzione di vini passiti grazie a un clima favorevole che permette l'appassimento naturale senza i rischi del freddo eccessivo, a differenza di zone come la Francia dove si preferisce la botritizzazione. Inoltre, la penisola offre una biodiversità viticola unica: ben 17 regioni producono passiti, utilizzando varietà autoctone come Moscato, Zibibbo e Malvasia. Questa vastità territoriale e varietale, unita a tradizioni consolidate, garantisce una gamma di vini dolci estremamente ampia e diversificata, superando di gran lunga le produzioni estere spesso più limitate.
  • Come avvengono i cambiamenti chimici nelle uve durante l'appassimento?
    Durante la fase di disidratazione, le cellule dell'uva subiscono profonde trasformazioni. Le pareti cellulari si assottigliano e la cellula accelera il suo metabolismo respiratorio, producendo etilene e acido abscissico. Contemporaneamente, trattiene la prolina e concentra gli zuccheri e gli acidi rimanenti, poiché l'acqua evapora rendendo i componenti solidi più densi. Se l'appassimento avviene su pianta, la madrepianta compensa parzialmente l'assottigliamento delle pareti fornendo nuovi zuccheri, mentre fuori pianta lo stress ossidativo e la concentrazione sono più marcati a causa dell'interruzione del flusso vitale.
  • A quali pietanze si abbina meglio il vino passito?
    Il vino passito è versatile ma trova il suo abbinamento ideale con la pasticceria italiana, sia secca (come cantucci o biscotti al mandorlo) che cremosa (come torte alla crema o semifreddi). La sua dolcezza e struttura bilanciano perfettamente i sapori intensi di questi dolci. Alcuni esemplari molto eleganti e complessi, ricchi di note speziate e di frutta secca, sono indicati esclusivamente per la meditazione, da bere da soli dopo cena per apprezzarne la persistenza e la complessità aromatica. Altri, in base al profilo specifico, possono essere serviti come aperitivo, seguendo una tradizione che richiama certi vini dolci francesi.
  • Cosa si intende per 'Vin Santo' e qual è il suo legame con la storia del vino?
    Il termine 'Vin Santo' è tipicamente associato alle produzioni toscane, ma storicamente deriva da una convenzione medievale. In quel periodo, controllare la fermentazione era difficile e spesso si ottenevano naturalmente vini dolci residui. La parola 'Vernaccia', usata in alcune zone, indicava genericamente la produzione locale di questi vini dolci. Il Vin Santo, quindi, nasce da questa necessità storica di conservare uve appassite o da fermentazioni incomplete, diventando col tempo una denominazione di pregio legata a specifiche pratiche di invecchiamento in piccole botti, come richiesto per il Vin Santo del Chianti Classico che necessita di almeno 60 mesi di maturazione.

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