Vini bianchi

vino bianco

vini bianchi

I vini bianchi sono una bevanda alcolica che si ricava mediante la fermentazione delle uve bianche, ideale da servire in tavola fresco con pietanze di pesce.

di Redazione

21 febbraio 2018

Vini bianchi

I vini bianchi esistono da oltre 2500 anni, e sono delle bevande alcoliche che nel corso del tempo hanno accompagnato lo sviluppo economico in Europa, America ed Oceania, i cui abitanti sono ancora oggi consumatori. Nello stato africano ed in quello asiatico, la cultura vinicola non ha avuto lo stesso impatto, a causa delle condizioni climatiche e quelle religiose. Il vino bianco si ottiene mediante la fermentazione alcolico del mosto di uve a bacca bianca, oppure di uve a bacca color nero ma con polpa incolore. Nella fase di vinificazione essi vengono sottoposti a trattamenti specifici che consento di non alterare la colorazione gialla trasparente, che li contraddistinguono dai vini rossi. Questa varietà è determinata da tre importanti fattori: la diversità dei vitigni, le modalità di vinificazione ed il quantitativo di zucchero residuo che si trova nel vino. Questa bevanda si realizza prevalentemente a partire da vitigni di colore giallo o verde, presenti in grande quantità in tutte le zone in cui vengono coltivate le viti. Alcuni di questi sono molto popolari come ad esempio il Sauvignon, il Riesling B e lo Chardonnay, mentre altri invece sono meno conosciuti, perché partecipano nei vitigni alla realizzazione di vini come lo Sherry, il Tokay, ed il Saumentes, che sonio dei vini che vengono prodotti grazie all'assemblaggio di diversi vitigni. Il produttiore di vini bianchi può utilizzare anche uve provenienti di vitigni che hanno la bacca colorata, purché non colori il mosto nel momento della separazione della polpa dal succo. Questo avviene per lo Champagne, che durante la fase di produzione vengono impiegate uve che provengono dai vitigni di Pinot Nero. Il vino bianco secco è di certo quello più comune, e può essere sia aromatico che leggermente acidulo, e si ottiene mediante la fermentazione totale del mosto, dove avviene la trasformazione di tutti gli zuccheri presenti in alcol ed anidride carbonica. Per quanto riguarda invece la produzione di vini bianchi dolci, oppure per quelli amabili o liquorosi, il vinificatore utilizza la tecnica della mutizzazione, ovvero l'interruzione della fermentazione ancor prima che gli zuccheri presenti nell'uva si trasformino in alcol. I metodi per concentrare il mosto di zuccheri sono diversi: appassimento, marciume nobile oppure la surmaturazione delle uve quando sono ancora sulla pianta. I vini bianchi effervescenti, tale caratteristica è dovuta alla presenza nel vino dell'anidride carbonica, che vine prodotta durante la fase di fermentazione, e che sale successivamente in superficie sotto forma di bollicine al momento dell'apertura della bottiglia, creando così una soffice e delicata spuma.

Raspo d'uva bianca

Quando sentiamo la parola Raspo in realtà si sta indicando la struttura erbacea che sostiene gli acini dell'uva. Esso è formato per circa l'80% di acqua, mentre il 3% sono i minerali solubili che a loro volta si suddividono per metà in potassio e polifenoli. Questi ultimi sono principalmente tannini e sono i maggiori responsabili del sapore amarognolo e della sensazione di astringenza. Nella fase di produzione di vini bianchi il raspo non è di nessuna utilità perché i tannini non sono graditi ed inoltre è molto probabile che l'acqua presente possa diluire la bevanda. Proprio per questo attualmente viene impiegata la tecnica di diraspatura, che consiste nell'eliminazione del del raspo dalla parte restante della vendemmia.

Acino d'uva bianca

L'acino dell'uva bianca invece è costituito dalla buccia, dalla polpa ed infine dai vinaccioli. Questi ultimi hanno una consistenza molto dura è rappresentano circa il 5% del peso dell'acino , e contengono al loro interno il 45% di acqua, il 36% di glucidi ed il 13 o 20% di materia grassa. Per quanto riguarda la buccia invece, essa occupa circa il 12% del peso complessivo dell'uva, ed è ricoperta solo superficialmente da pruina, ovvero uno strato che conferisce all'uva la colorazione opaca, e che al suo interno contiene tutti i lieviti necessari che servono per la fase di fermentazione alcolica. Nella buccia possiamo trovare nella sua parte più interna i precursori dell'aroma, che sono dei composti volatili che successivamente diverranno gli aromi del vino bianco al momento della fermentazione. A differenza dell'uva rossa, quella bianca non contiene gli antociani, dei coloranti naturali che vanno dal rosso acceso al rosso violaceo. Durante la vinificazione del vino bianco che utilizza uva a buccia rossa, è opportuno evitare di macerare le uve e di pressare troppo il raccolto, evitando così di non dissolvere gli antociani nel succo. Nella vinificazione delle uve bianche, il mosto che si ricava è semplicemente il succo di uva, ottenuto mediante la pigiatura degli acini, che nella fase successiva fermenteranno i vino bianco.

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Domande frequenti

  • Quali sono i principali vitigni utilizzati per produrre vino bianco?
    La produzione di vino bianco si avvale di una vasta gamma di vitigni, prevalentemente a bacca bianca o verde, sebbene talvolta si utilizzino uve nere con polpa incolore. Tra i vitigni più famosi e diffusi a livello internazionale figurano il Sauvignon Blanc, il Riesling e il Chardonnay, noti per le loro caratteristiche aromatiche e strutturali distinte. Inoltre, molte denominazioni di origine utilizzano assemblaggi complessi; ad esempio, lo Sherry, il Tokay e il Sauternes nascono dalla combinazione di diverse varietà selezionate per ottenere profili sensoriali unici. La scelta del vitigno influenza direttamente il corpo, l'acidità e il bouquet finale del vino, rendendo ogni annata e zona di coltivazione peculiari.
  • Perché il vino bianco non è colorato nonostante possa derivare da uve nere?
    Il colore del vino dipende esclusivamente dalla macerazione della buccia durante la fermentazione. Nel caso del vino bianco, il mosto (il succo d'uva) viene separato immediatamente dalle bucce, dai raspi e dai vinaccioli dopo la pigiatura. Anche se si utilizzano uve a bacca nera, come il Pinot Nero impiegato nello Champagne, la mancanza di contatto prolungato tra il liquido e i pigmenti contenuti nelle bucce (antociani) impedisce la colorazione rossa o viola. Questa tecnica garantisce che il vino mantenga la sua trasparenza e le sfumature giallo paglierine tipiche, preservando al contempo i profumi freschi e fruttati senza introdurre tannini astringenti tipici dei rossi.
  • Come si differenziano i vini bianchi secchi da quelli dolci?
    La distinzione principale risiede nel grado di fermentazione dello zucchero contenuto nel mosto. Nei vini bianchi secchi, la fermentazione alcolica procede fino alla fine, trasformando quasi tutto lo zucchero in alcol e anidride carbonica, risultando in un gusto asciutto e spesso acidulo. Al contrario, per i vini dolci, amabili o liquorosi, il produttore interrompe la fermentazione prematuramente attraverso tecniche come la mutizzazione (solitamente con l'aggiunta di alcol). In questo modo, rimane una percentuale significativa di zuccheri residui nel vino. Altri metodi per aumentare la dolcezza includono l'appassimento delle uve, l'attacco del fungo Noble Rot (marciume nobile) o la surmaturazione, che concentrano naturalmente gli zuccheri prima della vendemmia.
  • A cosa serve la diraspatura nella vinificazione del bianco?
    La diraspatura è un passaggio fondamentale nella vinificazione del vino bianco volto a rimuovere i raspi, ovvero la struttura erbacea che sostiene gli acini. I raspi sono composti prevalentemente da acqua e contengono tannini e polifenoli responsabili di sapori amarognoli e sensazioni di astringenza sgradevoli per questo tipo di vino. Poiché il vino bianco cerca espressività aromatica e morbidezza, la presenza di tannini estratti dai raspi sarebbe controproducente. Inoltre, l'elevato contenuto acquoso dei raspi rischierebbe di diluire il mosto, indebolendo corpo e concentrazione del vino. Pertanto, l'eliminazione dei raspi permette di ottenere un prodotto più pulito, equilibrato e fedele alle caratteristiche varietali dell'uva.
  • Qual è il ruolo della pruina sulla buccia dell'uva bianca?
    La pruina è uno strato ceroso e opaco che ricopre superficialmente la buccia dell'uva, inclusa quella bianca. La sua funzione biologica primaria è proteggere il frutto da agenti patogeni e disidratazione. Dal punto di vista enologico, la pruina riveste un'importanza cruciale perché ospita i lieviti indigeni naturali. Questi microrganismi sono essenziali per avviare la fermentazione alcolica spontanea, trasformando gli zuccheri del mosto in alcol. Sebbene molti produttori moderni selezionano ceppi di lievito commerciali per garantire stabilità, la presenza della pruina rappresenta una riserva naturale di biodiversità microbica che può contribuire all'espressione territoriale del vino, specialmente nelle pratiche di vinificazione naturale o biodinamica.

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